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			<title><![CDATA[I Capi della Zona Piana degli Ulivi in assemblea]]></title>
			<author><![CDATA[Hathi]]></author>
			<category domain="https://www.imaiolo.it/blog/index.php?category=Comunit%C3%A0_Capi_e_Formazione"><![CDATA[Comunità Capi e Formazione]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000015"><div><i><span class="fs12lh1-5 ff1">Lo scorso 19 aprile si è tenuta l’assemblea della Zona Piana degli Ulivi, è stata una giornata ricca di contenuti dove i capi si sono confrontati su diverse tematiche che vedranno impegnata la zona nei prossimi anni.</span></i></div><div><span class="fs12lh1-5"> </span></div><div><i><span class="fs12lh1-5 ff1">Ogni Comunità Capi ha presentato all’assemblea, secondo lo stile che ci appartiene, un lavoro di approfondimento sui vari ruoli presenti in zona soffermandosi in particolare su funzioni e competenze.</span></i></div> &nbsp;<div><i><span class="fs12lh1-5 ff1">Grande interesse ha suscitato l’intervento di Giuseppe Ruggeri della Pattuglia di Formazione Capi Regionale. Utilizzando diverse tecniche di animazione, che ‘tradiscono’ la sua preparazione di attore teatrale, Giuseppe ha posto l’accento sulla necessità che tutte le realtà della della zona operino in sinergia e comunanza di intenti a partire dalle Comunità Capi dove il Capo Gruppo è il primo quadro dell’associazione.</span></i></div> &nbsp;<div><i><span class="fs12lh1-5 ff1">Nel pomeriggio dopo i lavori per Branca, la preghiera finale ha concluso l’assemblea.</span></i></div> &nbsp;<div><i><span class="fs12lh1-5 ff1">Buon servizio a Pasqualina Spagnolo neo eletta al Comitato di Zona.</span></i></div><div><i><span class="fs12lh1-5 ff1"><b>Hathi</b></span></i></div><div><span class="fs10lh1-5 ff2">(nella foto il sottoscritto durante l'intervento della Co.Ca. Taurianova 1)</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 10:12:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il cinque per cento]]></title>
			<author><![CDATA[Hathi]]></author>
			<category domain="https://www.imaiolo.it/blog/index.php?category=Metodologie_educative"><![CDATA[Metodologie educative]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000011"><div><i>“In ognuno di questi ragazzi, anche &nbsp;il più disgraziato, v'è un punto accessibile al bene. Compito di un &nbsp;educatore è trovare quella corda sensibile e farla vibrare.” (<b>Don Bosco</b>)</i><img class="image-0 fright" src="https://www.imaiolo.it/images/donbosco4.jpg"  width="150" height="207" /></div> &nbsp;<div><i> </i></div> &nbsp;<div><i>“Anche &nbsp;nel peggior carattere c'è il 5% di buono. Il gioco consiste nel &nbsp;trovarlo e quindi nello svilupparlo fino ad una proporzione dell'80% o &nbsp;90%.” (<b>Baden Powell</b>)<br> <br> </i></div> &nbsp;<div><i>Esistono &nbsp;ragazzi impossibili? Ragazzi con i quali ogni battaglia è persa, per &nbsp;cui non c’è niente da fare e quindi è meglio allontanarli dai nostri &nbsp;gruppi?</i></div> &nbsp;<div><i>Non sembra &nbsp;la pensassero così i fondatori di due grandi realtà educative: &nbsp;l’Oratorio Salesiano e lo Scautismo. Entrambi puntano sulla figura &nbsp;dell’educatore e delle sue capacità di entrare in relazione con i &nbsp;ragazzi/e che gli sono affidati, nell'instaurare un rapporto di fiducia e &nbsp;nel saper accompagnare il/la giovane nel suo percorso di crescita.</i></div><div><i><br></i></div> &nbsp;<br><div><img class="image-1 fleft" src="https://www.imaiolo.it/images/BadenPowell.png"  width="150" height="216" /><i>La &nbsp;cosa che accomuna Oratorio e Scautismo Cattolico, grazie all'intuizione &nbsp;dei due fondatori, è l’essere realtà di frontiera che si rivolge a &nbsp;quelle fasce di giovani che sono apparentemente (o sostanzialmente) &nbsp;lontani dalla Chiesa e che magari vengono attratti dalle caratteristiche &nbsp;peculiari dei due movimenti come il cortile con i giochi e l'attività &nbsp;sportiva per l’oratorio e la vita all'aperto e lo spirito di avventura &nbsp;per lo scautismo. Naturalmente il metodo delle due realtà non si &nbsp;esaurisce con quanto citato ma ha una sua complessità che richiede la &nbsp;competenza di chi intende impegnarsi nel campo educativo.</i></div><div> </div><div><i>Quindi, &nbsp;piuttosto che arrendersi di fronte a ragazzi/e “difficili”, l’educatore &nbsp;deve saper cogliere il "messaggio" che si nasconde dietro ogni &nbsp;particolare atteggiamento che, molto spesso, è una richiesta di aiuto.</i></div><div><i><br></i></div><div><i> &nbsp;<b>Hathi</b></i></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 19 Nov 2025 17:56:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La relazione educativa]]></title>
			<author><![CDATA[Tabalsagna]]></author>
			<category domain="https://www.imaiolo.it/blog/index.php?category=Metodologie_educative"><![CDATA[Metodologie educative]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000F"><div><i>Nella
 relazione educativa, ovvero quel legame instaurato tra educatore ed 
educando, molte sono le strade per “accompagnare” chi sta crescendo ma, a
 mio parere, la più indicata è quella di porsi accanto a lei/lui con 
autenticità, essere punto di riferimento testimoniando buoni principi e 
sani valori e offrire occasioni concrete nelle quali non si possa 
nascondere o celare dietro ad altri, ma sia costretto a conoscere se 
stesso, a fare i conti con le proprie potenzialità e con i propri 
limiti.</i></div><div><i><br></i></div><div><i>Gli
 spazi di progetto che verranno prospettati dovranno, nel dialogare con i
 tempi di crescita del/la ragazzo/a, essere reali e realizzabili, reali 
perché niente è già stato deciso a priori, realizzabili perché dotati di
 fattibilità, calibrati all'età, ai bisogni, alle possibilità. Ciò 
richiede all'educatore un continuo monitoraggio del suo essere in 
relazione, una concreta disponibilità a mettersi in gioco non solo come 
soggetto di cambiamento, ma anche come soggetto al cambiamento, capace 
cioè di accogliere le risposte dell’educando come elementi costitutivi 
della stessa azione educativa e di modificare di conseguenza la qualità 
dell’intervento.</i></div><div><i><br></i></div><div><i>Solo
 in questo modo il/la ragazzo/a si sentirà il/la vero/a protagonista 
lanciato/a a costruire la propria esistenza in modo autentico.</i></div><div><b><br></b></div><div><b>Tabalsagna</b></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 19 Nov 2025 17:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Educatori: formazione e rapporti di rete]]></title>
			<author><![CDATA[Hathi]]></author>
			<category domain="https://www.imaiolo.it/blog/index.php?category=Metodologie_educative"><![CDATA[Metodologie educative]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000E"><div data-line-height="1.5"><i><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">“L’educazione è cosa di cuore” con queste semplici e disarmanti parole Don Bosco indica chiaramente agli educatori, oggi come allora, quale deve essere la spinta che porta a svolgere questo meraviglioso ed entusiasmante servizio: L’amore.</span></i></div><div data-line-height="1.5"><i><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Amore verso i giovani, soprattutto quei giovani che vengono lasciati ai margini che non desiderano altro che essere accolti ed aspettano solo un segno di apertura.</span></i></div><div data-line-height="1.5"></div><div data-line-height="1.5"><i><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Amore verso il territorio in cui si opera con tutte le sue sfaccettature.</span></i></div><div data-line-height="1.5"></div><div data-line-height="1.5"><i><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Amore e passione verso i temi dell’educazione.</span></i></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff2"> </span></div><div data-line-height="1.5"><i><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">La società di oggi è ben diversa di allora e le sfide educative sono molteplici, basti pensare a quanto circola nei social ed in alcuni centri di aggregazione giovanile.</span></i></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff2"> </span></div><div data-line-height="1.5"><i><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Per affrontare queste sfide l’amore può non bastare. Occorre, come abbiamo già detto in altre occasioni, conoscenza e competenza.</span></i></div><div data-line-height="1.5"></div><div data-line-height="1.5"><i><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Nel nostro territorio esistono diverse realtà educative che si contraddistinguono per la proposta e il metodo utilizzati, diventa così necessario riuscire a creare rapporti di rete che attraverso sinergie tra progetti possano portare una proposta (negli obiettivi) il più possibile unitaria.</span></i><i></i></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff2"> </span></div><div data-line-height="1.5"><i><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Quale deve essere allora il giusto atteggiamento degli educatori soprattutto dei responsabili?</span></i></div><div data-line-height="1.5"><i><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Non un atteggiamento di supremazia vantando diritti di primogenitura e di copyright che non si hanno, ma un’apertura al confronto con le altre realtà che, a prescindere dei termini che legittimamente utilizzano, si occupano di riempire dei vuoti educativi secondo il metodo che ritengono più opportuno rispetto alla porzione di territorio (parrocchia, quartiere ed altro) in cui operano.</span></i></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff2"> </span></div><div data-line-height="1.5"><i><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">“Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!</span><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1"> </span><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!” (Mt 9,37-38).</span></i></div><div data-line-height="1.5"><i><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Tanta è la domanda di educazione e c’è sempre più bisogno di educatori, pur in un contesto di volontariato, motivati e competenti. Su questo, secondo me, si gioca la partita dell’educazione: accoglienza, formazione e apertura al confronto.</span></i></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff2"> </span></div><div><b><i><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Hathi</span></i></b></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 19 Nov 2025 17:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Ask the boy]]></title>
			<author><![CDATA[Tabalsagna]]></author>
			<category domain="https://www.imaiolo.it/blog/index.php?category=Metodologie_educative"><![CDATA[Metodologie educative]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000013"><div><i>Decido o … decidiamo?</i></div><div><i><br></i></div><div><i>Quante
 volte ci siamo posti il problema o, per lo meno, ci siamo creati il 
dubbio se decidere insieme ai ragazzi sia realmente possibile.</i><img class="image-1 fright" src="https://www.imaiolo.it/images/Asktheboy.jpg"  width="300" height="176" /></div><div><i><br></i></div><div><i>Una
 prima soluzione a questo “dilemma” ce la potremmo dare nel momento in 
cui riusciremo a formulare riposte a questi piccoli e semplici quesiti:</i></div><div><i>- Riteniamo i ragazzi futuri cittadini da “proteggere” ed educare?</i></div><div><i>- Crediamo siano loro in grado di formulare proposte?</i></div><div><i>- Pensiamo siano in grado di contribuire al Bene Comune?</i></div><div><i><br></i></div><div><i>Se
 saremo in grado di darne risposte, indirizzandole a loro volta a valori
 educativi, avremo sicuramente certezza che i ragazzi hanno la loro 
capacità nel poter gestire momenti decisionali, e nel contempo a noi 
resta il dovere di metterli nelle condizioni di poter esercitare, nel 
migliore dei modi questo loro modo di esprimersi.</i></div><div><br></div><div><b>Tabalsagna</b></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 18 Nov 2025 18:15:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Una mentalità progettuale]]></title>
			<author><![CDATA[Hathi]]></author>
			<category domain="https://www.imaiolo.it/blog/index.php?category=Oratori_e_Pastorale"><![CDATA[Oratori e Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000012"><div><span class="cf1">Pubblichiamo un estratto dal documento "PROGETTO EDUCATIVO-PASTORALE SALESIANO:STRUMENTO OPERATIVO" Cap. VI.</span></div><div><br></div><div>In un mondo in continuo cambiamento dove la società è maggiormente complessa, la riflessione teologica ed ecclesiologica prova ad accompagnare i vari modelli educativi nella diversità dei contesti, le esperienze pastorali diventano sempre più diversificate.</div><div><br></div><div>La «carità pastorale» dentro questa complessità non smette di spingere ed animare con una «intelligenza pedagogica» la prassi quotidiana e la comunità cristiana cresce nel suo desiderio di vivere con convinzione la responsabilità educativa dei giovani.</div><div><br></div><div>Il mondo giovanile chiede un rinnovato impegno vissuto nella costanza, con continuità e coralità dei diversi agenti educativi. Occorre che tutti si riconoscano in una linea di intervento, attorno ad una proposta unitaria non individualistica e non frammentata. </div><div><br></div><div>È necessario, per questo un progetto capace di continuare la “tradizione” e, nello stesso tempo di amalgamare il nuovo, in maniera che non si ricominci continuamente da zero ad ogni avvicendamento di responsabili o ad ogni rinnovamento delle équipe.</div><div><br></div><div>Diventa essenziale capire il contributo della riflessione e della pianificazione pastorale. Don Bosco stesso, a suo tempo, ha sentito l’esigenza di dare ordine ed organicità agli interventi pedagogici.</div><div><br></div><div>Coloro che entrano in campo nella pastorale giovanile devono essere consapevoli del cammino da intraprendere, della situazione da cui partire e della meta da raggiungere. Devono acquistare familiarità con l’intero processo educativo che concretamente si mette in atto.</div><div>Progettare è un atteggiamento della mente e del cuore, prima che un’opera concreta. Progettare è un processo più che un risultato, progettare è un aspetto della pastorale più che un suo atto passeggero, progettare è un percorso di coinvolgimento e di unificazione delle forze.</div><div><br></div><div>Diversamente vi può essere il rischio di porre in atto interventi superficiali ed inefficaci. Delineare un progetto sembrerebbe “un di più” da fare, un’attività teoretica preliminare da subire, un pedaggio da pagare agli orientamenti vigenti.</div><div><br></div><div>Al contrario: il progetto ha il pregio di una “carta di navigazione” e di riferimento, dove sono codificati i punti di partenza e di arrivo. Il progetto non è una programmazione tecnica, né un vago insieme di idee. È una mappa che orienta la passione educativa e il servizio ai più deboli. Sarà importante tenerne conto nello sviluppo degli itinerari diversificati.</div><div>Costruire un progetto non significa seppellire la creatività e nemmeno avere la soluzione di tutti i problemi ma valorizzare tutte le risorse e aprirsi a possibili soluzioni.</div><div><br></div><div>Trovi <a href="https://www.notedipastoralegiovanile.it/images/SDB/QdR-cap6.pdf" target="_blank" class="imCssLink">qui </a>il documento intero.</div><div> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<b><i>Hathi</i></b></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 01 Sep 2025 17:09:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La sfida di educare]]></title>
			<author><![CDATA[Hathi]]></author>
			<category domain="https://www.imaiolo.it/blog/index.php?category=Comunit%C3%A0_Capi_e_Formazione"><![CDATA[Comunità Capi e Formazione]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000014"><div><i>Challenge… 
questa parola inglese che significa “sfida” è spesso utilizzata nelle 
nostre attività per stimolare i ragazzi a migliorare le loro abilità. Ma
 quali sono le sfide che deve affrontare un educatore oggi? </i></div> &nbsp;<div><i>Non
 sono poche e non basterebbe un libro per approfondire tutto. Proverò a 
lanciare qualche input nella speranza di poter in seguito approfondire 
gli argomenti. </i></div> &nbsp;<div><i>Essere
 educatore in un contesto di volontariato è frutto di una scelta. Una 
scelta che, per noi cattolici, deve essere motivata da una visione 
cristiana della vita, dalla capacità di mettersi in gioco senza timori, 
dalla competenza e da una costante formazione (formazione sia <b>al ruolo</b> che <b>nel ruolo</b>). La buona volontà è fondamentale ma non sufficiente in assenza di tutto questo.</i></div> &nbsp;<div><i>Come si giustifica, quindi, la presenza di un adulto in una comunità di ragazzi?</i></div> &nbsp;<div><i>Rispetto
 all'adolescente l’adulto forse ha finito di crescere, ma non ha finito 
di imparare ed è nella interrelazione adulto/ragazzo che si innesca il 
processo educativo. L’educatore sa che imporre dei modelli e dettare 
regole a cui bisogna obbedire tout-court, difficilmente produce 
risultati. Quante volte, anche all'interno delle nostre realtà, abbiamo 
sentito l’espressione “bisogna inculcare ai ragazzi…ecc.”? Il verbo <b>inculcare</b> che è l’esatto contrario di <b>educare</b> non può esistere nel vocabolario dell’educatore, trovo anzi estremamente significativa l’affermazione di San Giovanni Bosco:</i><span class="fs12lh1-5"> </span></div><div><i> </i></div> &nbsp;<div><b><i>"che i giovani non siano solo amati, ma che essi stessi conoscano di essere amati".</i></b></div><div><span class="fs12lh1-5"> </span></div><div><i>Il
 vero protagonista della crescita del ragazzo è il ragazzo stesso, 
compito dell’educatore è di sostenerlo offendo occasioni di riflessione 
attraverso esperienze concrete, utilizzando gli strumenti che il metodo 
mette a disposizione, instaurando un rapporto di fiducia e divenendo 
così punto di riferimento in maniera naturale, senza forzature ed 
imposizioni. Il rischio maggiore consiste che, nel tentativo di entrare 
in sintonia con i ragazzi, si rinuncia alla propria identità di adulto 
trasformandosi così in una sorta di ‘compagnone’ con risultati 
catastrofici sul piano educativo.</i></div> &nbsp;<div><i>La
 figura retorica e forse un po’ datata del ‘fratello maggiore’ rende 
ancora l’idea di quello che può essere la dimensione del rapporto tra 
educatore e ragazzo.</i></div> &nbsp;<div><i>Vorrei
 concludere questo primo input sulla figura dell’educatore citando uno 
scritto di Michel Menu, un educatore scout francese molto apprezzato 
scomparso da tempo:</i><span class="fs12lh1-5"> </span></div><div><b class="fs12lh1-5 ff1"><i>«Se tu un giorno vuoi essere capo,<br> Pensa a chi ti è stato affidato,<br> Se tu rallenti, loro si fermeranno.<br> Se tu sei debole, loro cederanno.<br> Se tu ti siedi, loro si sdraieranno.<br> Se tu critichi, loro demoliranno.<br> Ma...<br> Se tu cammini avanti, loro ti supereranno.<br> Se tu dai la mano, loro daranno la loro pelle.<br> E se tu preghi, allora, loro saranno dei santi.»</i></b></div><div><b> Hathi</b></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 05 May 2025 17:23:00 GMT</pubDate>
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		<item>
			<title><![CDATA[Le Aquile Randagie]]></title>
			<author><![CDATA[Hathi]]></author>
			<category domain="https://www.imaiolo.it/blog/index.php?category=Esperienze_sul_campo"><![CDATA[Esperienze sul campo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000010"><div>Nell’ottantesimo anniversario della liberazione vi propongo un articolo che ci parla del contributo dato dallo scautismo alla resistenza non armata:</div><div><b><br></b></div><div><b>LO SCOUTISMO RIBELLE DELLE AQUILE RANDAGIE &nbsp;1928 – 1945</b> </div><div> &nbsp;</div><div><b>Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini. At 5, 29</b></div><div><b><br></b></div><div> &nbsp;</div><div><b>Nel 1926</b> il fascismo assunse il controllo dell’educazione dei giovani e mise fuori legge anche lo scoutismo.<img class="image-2 fright" src="https://www.imaiolo.it/images/aquilerandagie.jpg"  width="400" height="294" /></div><div> Il 22 aprile 1928 nel duomo di Milano gli scout consegnarono le insegne all’arcivescovo Idelfonso Schuster e non al regime fascista.</div><div><br></div><div>Nacquero così le Aquile Randagie che in <b>Val Codera </b>si ritrovarono clandestinamente per pregare pensare e progettare un futuro di libertà. Nel 1943, dopo l’armistizio, le Aquile Randagie furono protagoniste di una Resistenza disarmata che fu “forza morale, senz’armi, con la sola arma della fede” perché – come dicevano – “noi non spariamo, non uccidiamo, noi serviamo”.</div><div><br></div><div>Nacque anche <b>OSCAR</b> nome segreto dell’Opera Scoutistica Cattolica di Aiuto ai Rifugiati che salvò oltre 2000 persone perseguitate facendole passare, attraverso la Val Codera, oltre il confine della Svizzera.</div><div><a href="https://suiloropassi.it/testimoni/aquile-randagie/" target="_blank" class="imCssLink">Trovi di più qui</a></div><div><b>Hathi</b></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 25 Apr 2025 16:47:00 GMT</pubDate>
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