La sfida di educare
Pubblicato da Hathi in Comunità Capi e Formazione · Lunedì 05 Mag 2025 · 2:30
Challenge…
questa parola inglese che significa “sfida” è spesso utilizzata nelle
nostre attività per stimolare i ragazzi a migliorare le loro abilità. Ma
quali sono le sfide che deve affrontare un educatore oggi?
Non
sono poche e non basterebbe un libro per approfondire tutto. Proverò a
lanciare qualche input nella speranza di poter in seguito approfondire
gli argomenti.
Essere
educatore in un contesto di volontariato è frutto di una scelta. Una
scelta che, per noi cattolici, deve essere motivata da una visione
cristiana della vita, dalla capacità di mettersi in gioco senza timori,
dalla competenza e da una costante formazione (formazione sia al ruolo che nel ruolo). La buona volontà è fondamentale ma non sufficiente in assenza di tutto questo.
Come si giustifica, quindi, la presenza di un adulto in una comunità di ragazzi?
Rispetto
all'adolescente l’adulto forse ha finito di crescere, ma non ha finito
di imparare ed è nella interrelazione adulto/ragazzo che si innesca il
processo educativo. L’educatore sa che imporre dei modelli e dettare
regole a cui bisogna obbedire tout-court, difficilmente produce
risultati. Quante volte, anche all'interno delle nostre realtà, abbiamo
sentito l’espressione “bisogna inculcare ai ragazzi…ecc.”? Il verbo inculcare che è l’esatto contrario di educare non può esistere nel vocabolario dell’educatore, trovo anzi estremamente significativa l’affermazione di San Giovanni Bosco:
"che i giovani non siano solo amati, ma che essi stessi conoscano di essere amati".
Il
vero protagonista della crescita del ragazzo è il ragazzo stesso,
compito dell’educatore è di sostenerlo offendo occasioni di riflessione
attraverso esperienze concrete, utilizzando gli strumenti che il metodo
mette a disposizione, instaurando un rapporto di fiducia e divenendo
così punto di riferimento in maniera naturale, senza forzature ed
imposizioni. Il rischio maggiore consiste che, nel tentativo di entrare
in sintonia con i ragazzi, si rinuncia alla propria identità di adulto
trasformandosi così in una sorta di ‘compagnone’ con risultati
catastrofici sul piano educativo.
La
figura retorica e forse un po’ datata del ‘fratello maggiore’ rende
ancora l’idea di quello che può essere la dimensione del rapporto tra
educatore e ragazzo.
Vorrei
concludere questo primo input sulla figura dell’educatore citando uno
scritto di Michel Menu, un educatore scout francese molto apprezzato
scomparso da tempo:
«Se tu un giorno vuoi essere capo,
Pensa a chi ti è stato affidato,
Se tu rallenti, loro si fermeranno.
Se tu sei debole, loro cederanno.
Se tu ti siedi, loro si sdraieranno.
Se tu critichi, loro demoliranno.
Ma...
Se tu cammini avanti, loro ti supereranno.
Se tu dai la mano, loro daranno la loro pelle.
E se tu preghi, allora, loro saranno dei santi.»
Pensa a chi ti è stato affidato,
Se tu rallenti, loro si fermeranno.
Se tu sei debole, loro cederanno.
Se tu ti siedi, loro si sdraieranno.
Se tu critichi, loro demoliranno.
Ma...
Se tu cammini avanti, loro ti supereranno.
Se tu dai la mano, loro daranno la loro pelle.
E se tu preghi, allora, loro saranno dei santi.»
Hathi
